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giovedì, maggio 31, 2007
Non temerò alcun male
È fantastico.
Vivo in uno stato di perenne esaltazione.
Da quando ho annunciato di essermi licenziata,
mi nutro degli abbracci, della solidarietà per la mia scelta, del rammarico per la mia partenza, degli scambi di numeri di cellulare, dei però continuiamo a vederci.
Che bello, partire così.
Che privilegio.
Tutti mi vogliono bene.
Tutti, tranne il mio capo, of course.
E mi dispiace per lui, unico escluso da questa fenomenale ondata d'amore universale.
Ah, se solo potesse per un istante vedere il mondo con i miei occhi!
postato da: tam | 02:37
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De perdidos, al río
Per festeggiare
il fatto di non avere più uno stipendio,
domani mi comprerò
finalmente
una moto.
postato da: tam | 02:33
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sabato, maggio 26, 2007
Ikebana
Nel primo giorno di libertà
faccio quello che so fare meglio:
dopo aver messengerato per ore
col mio ex moroso spagnolo,
mi sdraio sul lettone accanto al mio gatto rossino
lui dorme e fa le fusa
io leggo e mangio le prime ciliegie
mentre dalla finestra entra il profumo dei gelsomini
misto a quello della pioggia.
Il pomeriggio
non finirà mai.
postato da: tam | 16:59
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Radici
Ho finito il turno del mio ultimo giorno di lavoro.
Ora sono libera.
Restano solo alcune formalità pratiche da espletare.
Poi posso andare in vacanza.
Peccato soltanto che mi ci vorrà una settimana per liberare la scrivania
e un mese e mezzo per svuotare il computer.
postato da: tam | 02:14
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venerdì, maggio 25, 2007
Alea iacta est
Fatto.
Sono fuori.
Adesso viene la parte difficile.
Dire addio ai colleghi.
Poi ci sarà la parte bella.
Fare tutte quelle cose che no, dai, tra colleghi è meglio di no...
postato da: tam | 02:08
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giovedì, maggio 24, 2007
Fine delle trasmissioni
Domani mi riunisco con il capo dei notiziari e il suo capo: il capo dell'informazione.
Dall'altro capo, soltanto io.
Poche idee, ma confuse.
No sé qué quiero, pero sé lo que no quiero*
E no quiero lavorare ai notiziari,
perché alla fine del turno sono spossata, ma non appagata.
Dopo la riunione di domani - che è di oggi, to be precise - dovrò verosimilmente dire addio alla radio.
Mi resta il rammarico di non avere - forse - giocato al meglio le mie carte.
Di non essermene andata subito.
Di non aver dato retta alle piccole reazioni psicosomatiche: segnali d'intelligenza di un corpo che mi conosce meglio di chiunque altro, me compresa.
È così facile, in realtà, prendere le decisioni dopo essersi ascoltati.
Tagliare fuori la razionalità, le buone maniere, il perbenismo.
Lasciare che sia lo stomaco onnisciente a decidere.
Le viscere.
Come ai tempi degli arúspici.
* Non so cosa voglio, ma so cosa non voglio [sono parole di una canzone di Andrés Calamaro]
postato da: tam | 02:26
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