tamtam dal sottosuolo
non so, ergo sum

domenica, luglio 30, 2006

Radio star

Domani e dopo
(1° agosto, festa nazionale svizzera)
andranno in onda
(alla radio svizzera di lingua italiana)
dei pezzettini delle mie interviste.

Dopo mesi e mesi di inattività,
tutto mi sembra normale
e possibile.

postato da: tam | 19:03 | commenti (5)

lunedì, luglio 24, 2006

Libera nos a malo

Il blog di non supporta l'uso delle kappa
e lei è incappata in uno spasimante che invece sì.

Che fare?

Reagire.

Attingere alla nostra cultura e reagire.

Mi arriva in soccorso il librazzo rosso del liceo.
C'era quella frase bellissima:
Sao ka kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.

La lingua cambia. E cambierà.
Nonostante i brividi freddi e i pruriti allergici di noi puristi.

Ho sempre dato un'importanza all'ortografia e alla grammatica.
Eccessiva.

Un giorno ho letto l'autobiografia di Gabriel García Márquez
e di tutto
mi è restato il suo sorriso di scusa per il lavoro improbo
che ha sempre inflitto
ai suoi correttori di bozze.

Viva la sostanza.
Viva l'amore.

Ke viva siempre!

postato da: tam | 15:03 | commenti (4)

Un piccolo passo per un essere umano eccetera

Ho una specie di lavoro.
Bisogna ancora vedere se lo farò.

Per il momento
giro con un registratore
e un microfono
nella mia borsa
già notoriamente
sovraccarica.

Dopo tutto,
chiacchierare con gli sconosciuti
è una delle cose
che mi riescono meglio.

Speriamo
che la prospettiva
di essere pagata per questo
non mi rovini
lo slancio.

Ah, l'art pour l'art...

postato da: tam | 10:32 | commenti (3)

giovedì, luglio 20, 2006

    Il tempo è una convenzione.
    Il mio si misura in anni.

    Di nuovo qualcuno torna,
    dopo un anno.

    Con la scusa dei mondiali
    il mio uomo egiziano
    mi ha mandato un sms.

    Io, per due volte,
    avevo osato farmi viva
    solo dopo un attentato,
    per essere rassicurata
    sulla sua salute.
    Ma non si può
    far conto sulle disgrazie altrui
    per avere notizie dei nostri amori:
    non è bello.

    Così finalmente ci siamo sentiti
    a viso aperto
    dopo un anno
    per dirci che
    quella vita possibile
    insieme
    che non c'è stata e non c'è
    ha lasciato un senso
    di incompiutezza
    di irrequietezza
    (chiamiamola tristezza, vuoi?)
    in ognuno di noi.
   
    Io non l'ho sposato,
    lui è tornato con sua moglie.
   
    Mi dispiace.
    Lo speravo innamorato e felice,
    con progetti e bambini nuovi
    e nuova passione per la vita.
   
    Forse sarei morta di gelosia
    (no: d'invidia).

    Forse mi avrebbe aiutata
    a non rimanere attaccata
    una volta di più
    ad una storia d'amore che non c'è.

    Forse mi avrebbe fatto capire
    che un anno
    è lungo
    e ne succedono di cose.

    Devono succedere cose, cazzo,
    non solo un alternarsi di rimpianti e fantasticherie
    badando a non sentire
    il tempo
    che
    passa
    (nonostante me).

    Forse è il caso
    che mi compri
    un orologio.


postato da: tam | 17:23 | commenti (3)

lunedì, luglio 10, 2006

Italiani all'estero do it better

Ieri
ho guardato La Partita
al maxi schermo
del paesino
indossando i pantaloni da partita
(non lavati dall'avvio dei Mondiali)
e la maglietta rossocrociata
con sopra la maglia tarocca del Brasile
(ma regalatami in Brasile da brasiliani autentici).

Ho cantato l'inno di Mameli
(in loop per trentadue minuti seduta dietro sulla moto)
e Notti magiche
(senza preavviso né contesto)
come da rituale sperimentato sera dopo sera.

Ho fatto polemica
a distanza
con il tavolo degli invidiosi
(quelli che non riescono a rassegnarsi all'idea che l'Italia sia più grande della Svizzera)
nonché juventini
(no comment)
e che perciò si sono sentiti giustificati (finalmente!) nel loro tifo per la Francia
(dopo aver tifato per Ghana, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Ucraina e Germania).

Ho gridato come un'ossessa
in un posto dove
io
ero quella che gridava di più.

Ma
soprattutto
ero tranquilla
al momento dei rigori.

Insomma,
non so come dirvelo,
ma
anche questa volta
è tutto merito mio.

postato da: tam | 20:53 | commenti (8)

Fabio Cannavaro Santo Subito!

Questa petizione è sostenuta dal Collettivo Ragazze Iberiche e Canarie, che io personalmente riabbraccerò in agosto in terra ellenica, perché life is now!

postato da: tam | 19:16 | commenti (1)

venerdì, luglio 07, 2006

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Le lezioni di volo alla passerottina procedono a rilento.
C'ha un'ala sghemba.
Passa troppo tempo chiusa nella sua gabbietta, dove si sente al sicuro.
Ma, se non impara a volare, non sarà mai al sicuro.

Non so.
Mi sento responsabile, e di certo lo sono.

Presto la porterò in giardino e dovrà cavarsela.
Gatti non ce ne sono. Gli altri passeri sono socievoli e già la vengono a trovare quando la metto sul terrazzo. Si parlano.

Se la caverà.
Vorrei solo che fosse un po' più brava nel volo.

Cuore di mamma.

postato da: tam | 20:37 | commenti (3)

martedì, luglio 04, 2006

È così tipicamente umano
scoprire l'esistenza
del corpo vitreo
soltanto quando
ti si distacca.

Mi ricorda
quella volta
quando caddi di culo
sullo spigolo di uno scalino
perché giocavamo
a rubarci le scarpe nell'intervallo
(avevo dodici anni)
e non ci stavo a perdere.

Fu allora che
presi coscienza
dell'esatta posizione
e funzione
del coccige.

Ah, beata ignoranza!

postato da: tam | 18:19 | commenti (7)

domenica, luglio 02, 2006

Silêncio

In Brasile
non parla più nessuno.

Mi ha detto Lúcia
che il paese intero
è dipinto di verde-oro

e quanto più povero è il quartiere
tanto più colorato e imbandierato
nell'attesa di un riscatto.

Adesso nessuno
ha più voglia di niente, per un po'.

postato da: tam | 00:45 | commenti (2)

sabato, luglio 01, 2006

Notti magiche

Mi sto allenando
per stasera.

Ho calcolato che
entro le ventuno
dovrei riuscire
a cantare
l'inno brasiliano
almeno
duecentoventinove volte.

[senza essere picchiata troppo duramente da chi trascorre con me il pomeriggio]

Questo mi tranquillizza
quanto all'apprendimento
delle parole.

Certo,
essere intonati
è un'altra storia.

Però è bellissimo
il momento degli inni nazionali:
della partita
è quello che preferisco
(forse perché tutto è ancora possibile).

E poi mi ricorda
il mio primo giorno
di scuola nella favela
a Saõ Paulo,
quando chiesi ai ragazzi
di cantarmi il loro inno, visto che lo stavano studiando.
In cambio pretesero
che io cantassi l'inno svizzero.

Impossibile.

Optai per quello italiano
che, insperabilmente,
riscosse un grande successo.

Certo,
il fatto di averlo intonato
in vita mia
almeno duecentoventinovemila volte
aiutò.

Un tantino più difficile
fu produrre
una traduzione comprensibile
del suddetto inno.

postato da: tam | 15:50 | commenti